Traduzione dell’articolo pubblicato su Loudwire scritto da Jon Wienderhorn, giornalista veterano del panorama rock e metal e coautore di diverse biografie di artisti.

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Chiunque abbia conosciuto Paul Gray, bassista e compositore degli Slipknot, può dire le stesse cose, era un ragazzo alla mano, amichevole e non ha mai avuto l’ego smisurato della rockstar. Le volte che l’ho intervistato l’ho trovato cordiale, onesto ed estremamente orgoglioso della musica che scriveva e suonava con la band che amava e di cui amava parlare. Anche quando raccontava qualche vecchia storia o parlava di come avevano scelto il nome della band, Paul aveva l’entusiasmo di chi ne parla per la prima volta.

Una volta ha raccontato: “Avevamo un show in programma e un pezzo chiamato ‘Slipknot’. Era la prima canzone che avevamo scritto per intero, che poi è diventata ‘(sic)’, e composta ancora prima che Joey Jordison (ex batterista) fosse nella band. Avevamo bisogno di un nome per lo show e pensavamo che ‘Slipknot’ fosse un nome facile. Avevamo fatto solo un altro concerto prima e ci chiamavamo ‘Meld’, ma non ci piaceva, così siamo diventati ‘Slipknot’. E a quello show la gente ha perso la testa, non avevano mai visto niente di simile, così dopo quella serata non avremmo più potuto chiamarci diversamente”.

Paul era come una sfera di energia positiva che rimbalzava dappertutto e influenzava tutto ciò che colpiva. Ma ha avuto il suo lato oscuro e, non importa quanto si sforzasse, non si è mai liberato della sua dipendenza dalle droghe.

Quando mi sono seduto dietro le quinte con lui all’epoca dell’uscita di ‘All Hope Is Gone’, l’ultimo disco e l’ultimo tour prima della sua tragica morte il 24 maggio 2010, Paul ha ammesso che la sua dipendenza dall’eroina era andata fuori controllo nel 2003 mentre stavano lavorando a ‘Vol. 3: The Subliminal Verses’, e tutta la band era intervenuta per cercare di aiutarlo.

Paul ha raccontato: “Passerei metà del tempo in bagno a farmi, proverei a suonare, cadrei un paio di volte dalla sedia e mi addormenterei nel mezzo di una registrazione. Una volta che sei arrivato al limite è veramente difficile combattere l’astinenza. Non è che non vuoi uscirne, non puoi. Così a metà della registrazione del disco sono andato in clinica”.

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Paul era riuscito a uscire dal tunnel dall’eroina soltanto dopo che Brenna, la sua fidanzata e futura moglie, gli aveva dato un ultimatum. Le parole di Paul: “Lei mi ha detto ‘non posso stare qui a guardare mentre ti uccidi’. In quel periodo vivevamo a Los Angeles in e questo non aiutava, dato che era così facile trovare la droga. Così siamo ritornati in Iowa e sono andato dal medico che mi ha aiutato ad uscirne. E sono ormai un paio di anni che sono pulito”.

Quando gli Slipknot hanno pubblicato ‘All Hope Is Gone’ nel 2008 sembrava che fossero altri della band a stare peggio di Paul. Per due anni dopo l’uscita del disco gli Slipknot sono stati in tour e, mentre regnava il caos, Paul era a suo agio nel suo costume da maiale demoniaco e si divertiva. Sembrava che con l’aiuto della moglie e dei compagni avesse ripreso il controllo dei suoi demoni e stesse vivendo una vita pulita.

Ecco perché è stato un vero shock quando, il 24 maggio 2010, il quotidiano locale Des Moines Register ha scritto per primo che Paul era stato ritrovato senza vita in un hotel della zona. Un impiegato ha riferito di aver trovato una siringa e parecchie pillole sparse nella stanza. Le indagini in seguito hanno rivelato che Paul era morto per un’overdose accidentale di morfina e antidolorifico, aveva una grande quantità di antidepressivi nel sangue e il suo cuore affetto da gravi disturbi non aveva retto.

Devastati dalla morte di Paul, i membri rimasti degli Slipknot, la vedova Brenna e il fratello Tony hanno tenuto il giorno seguente una conferenza stampa pubblica. Durante il tristissimo evento Corey Taylor in lacrime ha dichiarato: “L’unica parola con cui posso descrivere Paul è Amore. Tutto quello che ha fatto l’ha sempre fatto per gli altri, che lo sapessero o no… Mi mancherà nel profondo del cuore, come a tutti quelli qui intorno a me e a chiunque lo conosceva. Era il migliore di noi”.

Mentre in quella circostanza la moglie Brenna, incinta della bimba di Paul, si era presentata unita al resto della band, ha poi cambiato atteggiamento negli anni successivi. Ha intrapreso un’azione legale contro il medico che aveva in cura Paul (poi assolto dall’accusa di omicidio colposo) e ha sparato a zero contro alcuni membri della band. Nel 2014 ha testimoniato al processo dichiarando che a nessuno della band importava e nessuno era stato coinvolto, e che secondo loro era un suo problema.

Alcune settimane prima della morte Paul era ricaduto nella sua dipendenza, il 22 maggio 2010 ha lasciato la sua casa e ha prenotato un soggiorno in un hotel della zona, isolandosi dopo che la sua famiglia aveva cercato di intervenire. La moglie Brenna ha dichiarato di non aver avvertito la polizia in quell’occasione per la paura che fosse stata trovata droga nella loro casa, con il rischio di perdere la custodia della bimba non ancora nata.

Dopo due giorni di silenzio senza essere riusciti a mettersi in contatto con Paul, i familiari hanno avvertito il personale dell’hotel per assicurarsi che stesse bene. A quel punto la scoperta del corpo senza vita.

Paul è stato sepolto il 28 maggio 2010 con una cerimonia privata presso l’Highland Memory Gardens Cemetery di Des Moines in Iowa.

Il resto è storia più recente.

Rest In Peace Brother.

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Fonte: Loudwire

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